Leucemia pediatrica, individuato a Monza un sottogruppo più difficile da curare. Ma anche una possibile terapia

Una nuova importante scoperta arriva da Monza nel campo della ricerca sulla leucemia linfoblastica acuta (Lla) pediatrica. Un gruppo di ricercatori del Centro di ricerca della Fondazione Tettamanti ha coordinato uno studio internazionale che ha permesso di identificare un sottogruppo di pazienti con un’alterazione del gene PAX5 associato a una prognosi più sfavorevole.

I risultati, ottenuti grazie alla collaborazione tra centri di cura italiani, tedeschi e austriaci, sono stati appena pubblicati sulla rivista scientifica Blood. La ricerca, oltre a chiarire meglio l’andamento della malattia, ha individuato anche un possibile nuovo bersaglio terapeutico.

Il ruolo del gene PAX5

PAX5 è un gene fondamentale per lo sviluppo dei linfociti B, cellule del sangue coinvolte nella leucemia linfoblastica acuta. Quando viene alterato, può contribuire alla trasformazione tumorale. Lo studio ha preso in esame i pazienti nei quali il gene risulta “riarrangiato”, cioè fuso in maniera anomala con un altro gene. In questi casi, i ricercatori hanno osservato fin dalla diagnosi alcune caratteristiche di maggiore rischio, tra cui una conta più elevata di globuli bianchi rispetto agli altri bambini con Lla.

Il dato più significativo riguarda però la risposta alle prime fasi della terapia. I pazienti che eliminano rapidamente la malattia minima residua, ossia le poche cellule leucemiche ancora rilevabili dopo l’inizio del trattamento, presentano una prognosi eccellente, paragonabile a quella degli altri bambini con Lla.

Diversa la situazione per chi, al termine della prima fase della terapia, presenta ancora tracce misurabili di malattia. In questi casi l’esito è significativamente peggiore rispetto a quello di bambini con lo stesso livello di malattia residua ma senza il riarrangiamento di PAX5.

La possibile nuova terapia

La ricerca non si è fermata all’analisi della prognosi. Gli studiosi hanno infatti individuato una possibile vulnerabilità delle cellule leucemiche PAX5-r, legata alla proteina FLT3, prodotta in quantità eccessive.

«Nei modelli preclinici sviluppati in laboratorio a partire dai campioni ottenuti dai pazienti, abbiamo osservato che queste cellule sono particolarmente sensibili al gilteritinib», ha spiegato Nicolò Peccatori, medico pediatra, dottorando presso il Centro Tettamanti e primo autore dello studio.

Il gilteritinib è un farmaco che blocca l’attività di FLT3 ed è già utilizzato per altre forme di leucemia. Nei test di laboratorio, il trattamento ha mostrato risultati interessanti sia utilizzato da solo sia in combinazione con il desametasone, uno dei farmaci alla base della terapia della Lla. Si tratta, per ora, di risultati sperimentali che dovranno essere confermati da ulteriori studi prima di poter valutare un eventuale utilizzo nella pratica clinica.

Uno studio su 159 giovani pazienti

I ricercatori hanno analizzato i dati di 159 bambini e adolescenti con Lla PAX5-r, trattati tra il 2001 e il 2024 in Italia, Germania e Austria. Per l’analisi della prognosi sono stati considerati in particolare 96 pazienti arruolati nello studio AIEOP-BFM ALL 2017, confrontati con quasi duemila pazienti senza l’alterazione genetica.

Il dottor Giovanni Cazzaniga

«Con i risultati di questo studio abbiamo dimostrato per la prima volta, su una casistica ampia e omogenea, l’andamento sfavorevole di questo sottogruppo», ha sottolineato Giovanni Cazzaniga, professore associato di genetica medica all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e responsabile dell’Unità di ricerca genetica della leucemia del Centro Tettamanti.

Secondo Cazzaniga, il dato potrà essere utile per individuare precocemente i bambini nei quali intensificare il trattamento. Il gruppo di ricerca, insieme alla rete internazionale “Ponte di Legno”, sta inoltre lavorando per estendere la valutazione a pazienti trattati con protocolli differenti.

Una ricerca che parte da Monza

Il Centro di ricerca Tettamanti studia da anni le alterazioni del gene PAX5 e fu il primo a identificare un caso di traslocazione che coinvolge questo gene in un bambino con leucemia. Oggi PAX5 è riconosciuto come uno dei bersagli più frequentemente interessati nella Lla, con alterazioni riscontrate in circa il 30 per cento dei casi.

Lo studio è stato sostenuto dalla Fondazione Airc per la Ricerca sul Cancro e dal dottorato Dimet dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. L’attività di ricerca è stata svolta nell’ambito della collaborazione tra la Fondazione Tettamanti e la Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza.