Milano cambia volto a seconda di chi la guarda. C’è chi fotografa manager e imprenditori, chi trasforma un prodotto di design in un’immagine da catalogo, chi vive dietro le quinte delle sfilate e chi usa la fotografia per interrogare la città contemporanea. Accanto a loro ci sono professionisti specializzati nel matrimonio, nella maternità e nel racconto della famiglia.Abbiamo selezionato undici fotografi e studi fotografici milanesi, assegnando a ciascuno un territorio preciso in cui il suo lavoro risulta particolarmente riconoscibile. Non una gara fra generi difficilmente comparabili, quindi, ma una selezione curata con le diverse competenze fotografiche che convivono oggi a Milano.Perché chiedere chi siano “i migliori fotografi di Milano” sembra una domanda semplice, finché non si prova davvero a rispondere. Che cosa significa essere il migliore? Avere esposto in un museo internazionale? Saper raccontare un amministratore delegato in trenta minuti? Fotografare una nuova collezione per un catalogo di design? Entrare dietro le quinte di una sfilata? Oppure riuscire a rendere memorabile un matrimonio o i mesi che precedono la nascita di un figlio? Il criterio scelto è quindi quello della specializzazione e della riconoscibilità del lavoro, tenendo conto del percorso professionale, dei portfolio, delle collaborazioni, delle mostre e dei riconoscimenti. La selezione va letta in questo senso: come una guida editoriale alle diverse anime della fotografia milanese, non come una graduatoria scientifica fra professionisti che spesso svolgono mestieri profondamente diversi.
1. Alessandro Della Savia: il ritratto professionale business
Milano è una città in cui l’immagine professionale conta. Manager, avvocati, consulenti, imprenditori e professionisti sono continuamente chiamati a presentarsi attraverso LinkedIn, siti aziendali, annual report, comunicati stampa, conferenze, eventi e attività di personal branding. Ed è proprio su questo terreno che abbiamo scelto di collocare al primo posto Alessandro Della Savia con il suo studio DSVisuals. Milanese, classe 1976, Della Savia arriva alla fotografia attraverso un percorso particolare: una laurea in Fisica Teorica all’Università degli Studi di Milano affiancata all’esperienza maturata negli studi fotografici di architettura e eventi. La passione per la fotografia nasce già da ragazzo e si trasforma progressivamente in una professione consolidata a Milano dalla fine degli anni Duemila. Oggi Alessandro lavora soprattutto su ritratti professionali, business corporate photography e personal branding, affiancando a questi ambiti la fotografia di eventi, architettura e interni. Nel suo portfolio clienti compaiono importanti realtà come UniCredit, Latham & Watkins, Grant Thornton, Linklaters, Oracle, Ferrero, BMW, Mapei, L’Oréal, Airbnb, Cisco e Salesforce. Il punto, però, non è semplicemente “fare un bel ritratto”. Nel business portrait l’immagine deve comunicare autorevolezza senza diventare rigida, personalità senza perdere coerenza con il brand e naturalezza all’interno di un contesto fortemente professionale. Un ritratto destinato alla comunicazione aziendale deve funzionare contemporaneamente come immagine della persona e come parte dell’identità dell’organizzazione per cui quella persona lavora. È proprio questa intersezione fra individuo, professionalità e brand a rendere Della Savia il nome più adatto ad aprire la nostra selezione dedicata ai migliori fotografi di Milano.
2. Leo Torri Studio: il catalogo come cultura del design
Per fotografare il design non basta fotografare un oggetto. Bisogna comprenderne superfici, proporzioni, materiali, luce e rapporto con lo spazio. Leo Torri Studio porta in questo territorio oltre quarant’anni di esperienza, con un percorso nato fra design ed editoria e successivamente ampliato, dai primi anni Duemila, attraverso collaborazioni con importanti studi di architettura. Il suo archivio di clienti sembra una mappa della cultura italiana dell’arredo: Alessi, Cassina, Driade, Flos, FontanaArte, Luceplan, Molteni & C., Paola Lenti, Vitra e Zanotta, oltre a testate come Domus, Interni, Abitare e Casa Vogue. Un’area particolarmente significativa dell’attività dello studio è quella dei cataloghi, con una specifica esperienza nella fotografia di illuminazione e imbottiti. Si tratta di un genere apparentemente tecnico, ma in realtà molto complesso: il prodotto deve essere rappresentato con precisione senza perdere la componente estetica e aspirazionale che contribuisce a definirne il valore. Un esempio recente è il lavoro realizzato per la Erosion Collection di Neutra, progettata da ZHA Architects: immagini nelle quali il prodotto viene descritto con accuratezza, conservando allo stesso tempo quella qualità grafica necessaria a far percepire il progetto che sta dietro all’oggetto. Per questo Leo Torri Studio occupa nella nostra selezione il territorio della fotografia di catalogo e di design: il professionista da chiamare quando un oggetto deve essere mostrato con precisione e, allo stesso tempo, reso desiderabile.
3. WeddingStudio Milano: il matrimonio raccontato come reportage
WeddingStudio Milano non identifica un singolo fotografo, ma un team nato dall’incontro professionale di Massimiliano, Mario e Michela.
La filosofia dello studio è quella del fotogiornalismo applicato al matrimonio: osservare ciò che accade, cogliere gesti, emozioni e momenti spontanei e permettere agli sposi e agli invitati di vivere realmente la giornata, evitando di trasformarla in una lunga sequenza di pose costruite. L’avvio dello studio risale al 2012. WeddingStudio dichiara inoltre più di cento riconoscimenti internazionali e cita nel proprio percorso premi come WPJA, Wedding Awards e attività formativa nel settore.La presenza all’interno del circuito internazionale WPJA costituisce uno degli elementi più significativi del suo percorso professionale. Il tratto distintivo rimane però soprattutto il racconto complessivo dell’evento: fotografia, reportage e video wedding lavorano insieme per costruire una memoria coerente della giornata. È questa specializzazione verticale a rendere WeddingStudio Milano la realtà che abbiamo scelto per rappresentare la fotografia di matrimonio nella nostra mappa dei fotografi milanesi.
4. Maurizio Galimberti: quando la Polaroid diventa una firma
Ci sono fotografie che possono essere riconosciute prima ancora di leggere il nome dell’autore. I mosaici di Maurizio Galimberti appartengono senza dubbio a questa categoria. Nato a Como nel 1956 e cresciuto a Meda, Galimberti utilizza sistematicamente la fotografia istantanea dagli anni Ottanta. La sua intuizione più celebre consiste nello scomporre il soggetto attraverso una sequenza di Polaroid e ricomporlo successivamente in un mosaico, nel quale ogni frammento mantiene un proprio tempo e un proprio punto di vista. Questa grammatica visiva è diventata nel tempo una vera firma autoriale ed è stata applicata ai ritratti di personalità come Johnny Depp, Lady Gaga, Robert De Niro e Umberto Eco, oltre che a collaborazioni con marchi come Fiat, AC Milan, Illycaffè, Acqua di Parma e Jaeger-LeCoultre. Fra i suoi lavori più suggestivi rientra anche la rilettura del Cenacolo di Leonardo da Vinci attraverso il linguaggio del mosaico fotografico, progetto diventato un volume pubblicato da Skira e una mostra alle Gallerie d’Italia di Milano. Il suo percorso comprende inoltre la partecipazione alla Biennale di Venezia del 2017, il Premio A.I.F. alla carriera ricevuto nel 2022 e, nel 2025, mostre alla Helmut Newton Foundation di Berlino e alle Stanze della Fotografia di Venezia. Galimberti occupa quindi nella nostra selezione un posto difficilmente sostituibile: quello del ritratto di celebrità e delle commissioni per i brand trasformate in opera autoriale attraverso il linguaggio della Polaroid.
5. Piero Gemelli: il fotografo che pensa da designer
Piero Gemelli fotografa moda, beauty e still life, ma per comprendere davvero il suo lavoro bisogna partire da un’altra parola: architettura. Nato a Roma nel 1952 e laureato in Architettura, si trasferisce a Milano nel 1983 e apre qui il proprio studio nel 1987. Nel corso della carriera collabora a lungo con Vogue Italia e con le testate Condé Nast, mentre sul fronte pubblicitario lavora per marchi come Tiffany, Gucci, Ferré, Lancôme, Estée Lauder, Revlon e Shiseido. Il suo percorso comprende anche importanti riconoscimenti professionali. Nel 1990 ottiene un Gold Award all’Epica Competition per una campagna beauty; nel 1995 una campagna Barilla realizzata per Young & Rubicam conquista cinque nomination e un triangolo d’argento dell’Art Directors Club Italiano. Parallelamente, le sue fotografie entrano in esposizioni dal Musée de l’Elysée alla Rotonda della Besana. Ma Gemelli non abbandona mai completamente il progetto: alla fotografia affianca direzione artistica, architettura, progettazione di spazi e arredi e una propria produzione di design. Nel 2009 presenta inoltre un progetto personale durante il Salone del Mobile. È proprio questo intreccio a giustificarne il posto nella nostra selezione: non semplicemente un fotografo che fotografa il design, ma un autore che porta dentro la fotografia la mentalità di chi il design lo progetta.
6. Toni Thorimbert: una vita dentro l’editoria
Se dovessimo raccontare alcuni decenni di editoria italiana attraverso un archivio fotografico, il nome di Toni Thorimbert avrebbe molto da dire. Nato a Losanna nel 1957, inizia a lavorare in Italia negli anni Settanta con il reportage. Negli anni Ottanta il suo linguaggio attraversa ritratto, moda e giornalismo, contribuendo all’identità visiva di testate come Amica, Max, Sette, Vanity Fair Italia e Myster. Negli anni Novanta arrivano anche collaborazioni internazionali con pubblicazioni come Wallpaper, Details, Mademoiselle e Brutus Japan. Nel 1995 riceve un Art Directors Club Award per la creatività nel ritratto, mentre la sua attività pubblicitaria comprende collaborazioni con marchi come Diesel, Heineken, Ducati, Volkswagen, Pirelli e Martini. Nel 2026 CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia ha riunito circa sessanta sue immagini nella mostra Donne in vista, un percorso attraverso oltre trent’anni di fotografie dedicate alla figura femminile. Moda, celebrity e advertising fanno quindi parte della sua storia, ma abbiamo scelto Thorimbert soprattutto per l’editoria, intesa nel senso più pieno: la capacità di creare immagini che non vivono isolate, ma dialogano con una pagina, una storia, una testata e un’epoca.
7. Stefano Guindani: dentro il sistema della moda
Moda significa passerella, ma anche backstage, dettagli, beauty, celebrity, party, campagne, video e quella frazione di secondo in cui ciò che accade dietro le quinte diventa immagine. È questo il territorio di Stefano Guindani, fotografo nato a Cremona nel 1969 e fondatore nel 1998 della milanese SGP – Stefano Guindani Photo. L’agenzia lavora su fashion show, backstage, eventi, still life, cataloghi, advertising, architettura, design, video e special project, muovendosi quindi all’interno dell’intero sistema della comunicazione legata alla moda e al luxury. La sua carriera attraversa fashion, celebrity, lifestyle e reportage e comprende il lavoro realizzato in contesti come Giorgio Armani Privé e le principali settimane della moda. Nel 2020 Lamborghini lo ha inoltre coinvolto nel progetto With Italy, For Italy, che ha riunito 21 fotografi chiamati a raccontare l’Italia attraverso le sue regioni e i modelli del marchio. A Guindani è stata affidata la Sicilia, interpretata attraverso un viaggio fotografico dall’Etna ad Agrigento insieme a una Lamborghini Urus rossa. Il suo posto nella nostra selezione è quindi quello della moda intesa come ecosistema: dalla passerella al backstage, dall’evento alla celebrity fino alla produzione luxury e ai progetti speciali per i brand.
8. Francesco Jodice: la fotografia come arte e indagine sul presente
Con Francesco Jodice cambiamo decisamente registro. Qui la fotografia non nasce anzitutto per vendere un prodotto o raccontare una persona: diventa uno strumento per interrogare città, comunità, geopolitica e immaginario contemporaneo. Nato a Napoli nel 1967, laureato in Architettura nel 1995, vive e lavora a Milano. È tra i fondatori di Multiplicity e insegna alla NABA. Progetti come What We Want, The Secret Traces, Citytellers, American Recordings e West analizzano trasformazioni urbane, culture contemporanee e crisi del modello occidentale, facendo della fotografia e del video strumenti di osservazione del presente. Il suo curriculum espositivo attraversa documenta, la Biennale di Venezia, la Biennale di São Paulo, la Tate Modern, il Prado e il Castello di Rivoli. Nel 2023 miart lo seleziona inoltre per il Premio Orbital Cultura – Nexi Group, mentre il progetto West era stato completato l’anno precedente con il sostegno dell’Italian Council. Per questo Jodice rappresenta nella nostra classifica soprattutto l’arte fotografica: un autore per il quale architettura e paesaggio non costituiscono semplicemente soggetti da fotografare, ma strumenti attraverso cui leggere società, trasformazioni urbane e cultura contemporanea.
9. Max&Douglas: l’idea prima dello scatto
Max&Douglas ha costruito la propria identità nel territorio in cui ritratto e creatività pubblicitaria si sovrappongono. Il progetto nasce dall’incontro allo IED di Milano fra Massimiliano Schenetti e Douglas Andretti e sviluppa inizialmente un linguaggio fortemente segnato dalla light painting. Tra i clienti della prima fase advertising compaiono Sony, Adidas e Telecom, prima dell’estensione dell’attività anche all’editoria e al celebrity portrait. Un progetto particolarmente rappresentativo è MTV Stills del 2002: una serie di ritratti dei VJ di MTV Italia realizzati attraverso la light painting e successivamente presentati alla Galleria Grazia Neri di Milano. Con B/Reflected la ricerca sul ritratto prosegue invece utilizzando lo specchio come dispositivo visivo e concettuale. C’è però un passaggio importante nella storia più recente dello studio: la collaborazione originale fra Schenetti e Douglas si è conclusa alla fine del 2021 e il nome Max&Douglas viene oggi portato avanti da Massimiliano Schenetti. Rimane intatta l’identità che ne motiva la presenza in questa selezione: l’advertising creativo, una fotografia in cui idea, luce e costruzione concettuale dell’immagine diventano esse stesse parte del messaggio pubblicitario.
10. Laura Testori: la gravidanza raccontata attraverso le persone
Quando si parla di fotografia maternity, il rischio è ridurre tutto a pose, abiti e scenografie. Laura Testori sceglie invece di mettere al centro soprattutto spontaneità e relazione. Il suo percorso verso la fotografia professionale nasce attraverso corsi e scuole serali frequentati mentre lavorava, affiancati da servizi fotografici realizzati nei fine settimana, fino alla decisione di dedicarsi completamente alla professione. Nel suo studio milanese realizza servizi maternity, newborn e family, ma è soprattutto sulla gravidanza e sulle future mamme che abbiamo scelto di concentrare il suo posto nella classifica. La filosofia emerge bene anche nel modo in cui vengono descritte le sessioni: indicazioni sulla luce e sulla posizione quando necessarie, senza chiedere alle persone di assumere espressioni o pose che non appartengono loro. Ne emerge una fotografia della maternità che prova a mettere la relazione davanti alla performance, privilegiando il rapporto fra le persone rispetto alla costruzione artificiale della scena.
11. Studio Visualis: la storia della famiglia dal pancione in poi
Con Studio Visualis la specializzazione si allarga all’intero percorso della famiglia. Dietro lo studio c’è Fabrizio Balestrieri, nato nel 1975. La sua storia personale parte da una prima reflex acquistata da bambino e passa successivamente attraverso gli studi in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano e alcuni anni professionali trascorsi fra Irlanda e Inghilterra. Rientrato a Milano nel 2010, dopo un Master in fotografia intraprende una nuova carriera professionale e fonda Studio Visualis. Accanto a lui lavora Fulvia, che partecipa alla gestione dello studio e realizza anche accessori artigianali utilizzati nei set dedicati ai più piccoli. Il cuore dell’attività è la fotografia di gravidanza, neonati, bambini e famiglie. Ed è proprio la continuità del racconto a rappresentare l’elemento distintivo dello studio: non un singolo momento isolato, ma la possibilità di accompagnare fotograficamente la crescita di una famiglia nel tempo, dalla gravidanza ai primi giorni di vita fino ai ritratti con figli più grandi.
Come scegliere il fotografo giusto a Milano
Questa selezione mette in evidenza soprattutto un aspetto: nella fotografia professionale la specializzazione conta. Un grande fotografo di architettura non è necessariamente il professionista più adatto a raccontare un matrimonio. Allo stesso modo, chi possiede un linguaggio straordinario nella fotografia di moda potrebbe non essere la scelta ideale per il ritratto di un amministratore delegato, per una sessione newborn o per la realizzazione sistematica delle immagini di un catalogo. Prima di scegliere un fotografo è quindi utile partire dall’obiettivo del progetto e analizzare soprattutto i lavori realizzati nello stesso ambito. Per un manager o un professionista che deve aggiornare la propria immagine sarà importante valutare l’esperienza nel ritratto corporate e nel personal branding. Un’azienda di arredamento, illuminazione o design dovrà invece osservare con attenzione la capacità di fotografare materiali, spazi e prodotti mantenendo coerenza fra immagini differenti. Una campagna pubblicitaria richiederà ancora altre competenze: idea creativa, costruzione della luce e capacità di tradurre il posizionamento del brand in un’immagine. La stessa logica vale per i privati. Matrimonio, maternità, newborn e family photography possono sembrare ambiti vicini, ma hanno tempi, linguaggi e modalità di relazione con il soggetto profondamente differenti. Milano, del resto, non ha un solo volto e non potrebbe avere un solo “miglior fotografo”. La sua cultura fotografica passa dagli studi corporate alle case di moda, dagli showroom di design ai musei, dalle redazioni alle famiglie. Questi undici nomi raccontano proprio questa pluralità: undici modi differenti di usare la fotografia, undici linguaggi e altrettanti motivi per scegliere il professionista più adatto alla storia, al progetto o all’identità che si vuole raccontare.
