Nella complessa crisi ucraina scoppiata nel 2022, gli Emirati Arabi Uniti si sono affermati come mediatore affidabile. Il Paese è riuscito a trasformare i suoi rapporti equilibrati con le grandi potenze e con entrambe le parti in conflitto in uno strumento umanitario efficace, che ha alleviato il peso della guerra. Gli Emirati hanno contribuito ad avvicinare le posizioni delle due parti e hanno ospitato due round di colloqui tra Russia, Ucraina e Stati Uniti: il primo il 23 e 24 gennaio, il secondo il 4 e 5 febbraio.
Questi incontri hanno aperto la strada ai colloqui di Ginevra del 17 e 18 febbraio, seguiti da uno scambio di 314 prigionieri tra Russia e Ucraina. È stato il primo scambio del 2026 e il primo dall’ottobre 2025. Abu Dhabi si prepara ora a un nuovo round. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha annunciato che nella prima metà di novembre sono previsti negoziati diretti tra Russia e Ucraina ad Abu Dhabi, con la mediazione degli Stati Uniti.
«Il presidente russo (Vladimir Putin) ha definito il tema dei negoziati: le questioni di sicurezza di Russia e Ucraina, che dovranno essere affrontate una volta avviato il percorso di risoluzione pacifica. È un elemento fondamentale per arrivare a una soluzione pacifica», ha dichiarato Peskov in un briefing con la stampa, secondo il sito Russia Today.
Una nuova mediazione
Il ministero degli Esteri degli Emirati ha annunciato il successo di una nuova mediazione tra la Federazione Russa e la Repubblica di Ucraina. Lo scambio ha riguardato 270 prigionieri per parte, per un totale di 540. In una dichiarazione ufficiale diffusa venerdì 23 ottobre 2026, il ministero ha espresso apprezzamento per la collaborazione dei «due Paesi amici» al successo della mediazione emiratina. Secondo il ministero, tale collaborazione riflette la fiducia di Mosca e Kiev negli Emirati come mediatore internazionale affidabile e il loro apprezzamento per l’impegno del Paese a sostegno di tutti gli sforzi per risolvere la crisi.
Il numero complessivo di prigionieri scambiati grazie a queste mediazioni sale così a 8.537. Il ministero ha sottolineato che, con quest’ultimo successo, le mediazioni emiratine dall’inizio della crisi sono salite a 27, frutto delle relazioni privilegiate che legano gli Emirati sia alla Russia sia all’Ucraina. Ha inoltre ribadito che il Paese continuerà a sostenere ogni sforzo per giungere a una soluzione pacifica del conflitto e ad alleviarne le conseguenze umanitarie.
La capacità degli Emirati di dialogare con entrambe le parti offre loro maggiori opportunità di trasmettere proposte, chiarire le posizioni e contribuire a superare gli ostacoli procedurali che possono bloccare gli accordi umanitari. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito al successo degli scambi. Il ministero della Difesa russo ha invece elogiato il ruolo umanitario degli Emirati nel facilitare il ritorno dei militari russi dalla prigionia.
Un ponte diplomatico
Secondo il Centro europeo per gli studi sull’antiterrorismo e l’intelligence, la politica estera degli Emirati nella guerra in Ucraina si basa su una neutralità che consente al Paese di aprire canali di comunicazione con le parti in conflitto, in particolare Russia e Ucraina. Questo, secondo il centro, ha reso gli Emirati un «ponte diplomatico» e un luogo di coordinamento tra gli attori principali, senza schierarsi direttamente con nessuna delle parti.
Il centro ritiene che gli sforzi degli Emirati e della loro leadership per porre fine alla guerra riflettano i «Principi dei Cinquanta», che definiscono il percorso economico, politico e di sviluppo del Paese per i prossimi cinquant’anni. Il decimo di questi principi stabilisce che «la promozione della pace, dei negoziati e del dialogo per risolvere tutte le controversie è il fondamento della politica estera degli Emirati».
Nel marzo 2022 gli Emirati, insieme a Cina e India, si erano astenuti nel Consiglio di sicurezza dell’Onu sul progetto di risoluzione presentato da Stati Uniti e Albania. Il testo condannava la Russia e ne chiedeva il ritiro delle truppe dall’Ucraina. Dopo il voto, Abu Dhabi aveva spiegato che schierarsi con una delle parti nella crisi ucraina avrebbe solo portato a ulteriore violenza. Abu Dhabi è riuscita a mantenere canali di comunicazione aperti e diretti con il Cremlino, la Casa Bianca e Kiev, diventando un «mediatore accettabile» per tutti, anche perché si concentra sull’aspetto puramente umanitario.
Gli aiuti umanitari
Dall’inizio della crisi, gli Emirati hanno stanziato oltre 105 milioni di dollari per sostenere gli sforzi umanitari. Il Paese ha inviato voli con più di 1.015 tonnellate di aiuti medici, alimentari e di soccorso. Ha inoltre fornito:
- 50 ambulanze;
- oltre 4.500 generatori elettrici;
- due navi cariche di aiuti umanitari destinati alla Romania.
Questi aiuti hanno raggiunto più di 1,2 milioni di persone, per lo più donne e bambini, nell’ambito della risposta umanitaria d’emergenza degli Emirati e a sostegno della ripresa e dello sviluppo a lungo termine. La mediazione emiratina riflette uno dei principi del «Documento dei Cinquanta», che costituisce un riferimento per tutte le istituzioni dello Stato. Secondo questo principio, la promozione della pace, dei negoziati e del dialogo per risolvere tutte le controversie è il fondamento della politica estera del Paese.
