Conto corrente online: i costi nascosti e come confrontarli

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Un conto corrente tradizionale costa alle famiglie italiane in media 101,1 euro l’anno, un conto online 30,6. Sono i dati dell’ultima indagine della Banca d’Italia sul costo dei conti correnti, riferita al 2024 e pubblicata a dicembre 2025 su un campione di oltre 12.000 conti bancari, quasi 1.500 conti online e un migliaio di conti postali. Il divario è di oltre tre volte, ma il dettaglio è più istruttivo del totale: nei conti tradizionali i canoni di base sono scesi e sono salite le commissioni per singola operazione; nei conti online il costo è cresciuto di 1,7 euro in un anno non perché i prezzi unitari siano aumentati, ma perché i clienti fanno più operazioni. La spesa osservata dipende sia dalle condizioni del contratto sia dalle operazioni effettuate.

Dal prezzo mensile al costo annuo

Il confronto pubblicato da Komparatore.it comprende, al 4 ottobre 2026, sei schede di conti online offerti sul mercato italiano. Canoni ordinari e promozionali vanno separati: una scheda riporta una gratuità riservata alle richieste entro il 23 settembre, che non vale come condizione per nuove aperture in ottobre. Nelle altre proposte compaiono azzeramenti legati all’età, all’accredito dello stipendio o a entrate minime mensili; il canone ordinario delle schede arriva a 5 euro al mese.

Cinque euro mensili significano 60 euro l’anno prima delle altre spese. La media online di 30,6 euro rilevata dalla Banca d’Italia riguarda invece conti e operazioni effettivamente osservati nel 2024: non è il costo di ciascuna offerta né una differenza da sommare ai canoni di oggi.

Prelievi, pagamenti e requisiti

La prima voce di costo esaminata è il prelievo presso altre banche. Molti conti online non hanno sportelli propri, e il costo dei prelievi su ATM di altri istituti è una voce da controllare: nelle schede confrontate si va da conti che offrono prelievi gratuiti in tutta l’area euro a conti che li concedono gratis solo sulla propria rete e li fanno pagare altrove, intorno ai 2 euro l’uno, o che li includono in numero limitato, quattro o sei al mese, oltre il quale scatta la commissione. Per chi preleva contanti una volta a settimana la differenza può valere più del canone.

La seconda è il bonifico. Dal gennaio 2025 il regolamento europeo sui pagamenti istantanei vieta di far pagare un bonifico istantaneo più di uno ordinario, e molte banche online hanno portato entrambi a zero; non tutte, però: fra i conti confrontati compaiono anche bonifici online a 0,50 euro e commissioni standard sopra l’euro, azzerate solo da promozioni a tempo. Chi paga affitto, rate e fornitori con dieci bonifici al mese dovrebbe fare il conto annuale di quella singola riga.

La terza è l’imposta di bollo: 34,20 euro l’anno sui conti con giacenza media superiore a 5.000 euro, per le persone fisiche, fatte salve le esenzioni e i casi in cui la banca se ne fa carico. È una voce spesso dimenticata nel confronto fra un conto “gratuito” e uno a canone. La quarta è la carta: la carta di debito è quasi sempre inclusa, ma la versione fisica può costare qualche euro l’anno rispetto a quella digitale, e la carta di credito, quando c’è, è gratuita il primo anno e poi a canone, oppure inclusa solo nel conto di fascia superiore. La quinta sono le condizioni per il canone zero: un conto gratuito con accredito dello stipendio può tornare al canone ordinario quando il requisito viene meno, secondo tempi e condizioni del contratto.

La chiusura del conto non comporta una penale; il trasferimento dei servizi di pagamento ha una procedura distinta. Per organizzare il passaggio vanno controllati gli addebiti ricorrenti, le carte collegate e le operazioni ancora in corso.

Lo strumento per confrontare: l’ICC

Per mettere in fila tutte queste voci esiste un indicatore obbligatorio, l’Indicatore dei Costi Complessivi, che ogni banca deve pubblicare nel foglio informativo del conto. L’ICC stima la spesa annua per sei profili tipo di cliente, dai giovani con poche operazioni alle famiglie con operatività alta ai pensionati, e comprende canone e costi delle operazioni previste dal profilo, come carte, prelievi e bonifici. È calcolato al netto degli oneri fiscali: il bollo va considerato separatamente. Offre una base standard per il confronto, da affiancare al costo delle proprie operazioni. Chi vuole capire come funziona può partire dalla guida “Il conto corrente in parole semplici” della Banca d’Italia, aggiornata ad agosto 2026.

Il conto che la banca deve offrire

Un’ultima voce riguarda chi ha redditi bassi. Tutte le banche sono tenute a offrire il conto di base, un conto con un pacchetto di operazioni incluse e canone contenuto, che diventa gratuito e senza imposta di bollo per i consumatori con ISEE inferiore a 11.600 euro e senza canone, ma con bollo, per i pensionati con trattamento inferiore a 18.000 euro lordi l’anno. Le regole sono quelle del decreto del Ministero dell’Economia n. 70 del 2018; la pagina MEF sui conti di base ricostruisce l’origine dello strumento e il passaggio alla disciplina armonizzata. La categoria del conto di base non esclude una gestione online: identifica un pacchetto di servizi essenziali e operazioni prestabilite. Chi supera il pacchetto deve considerare anche i costi aggiuntivi.

Per confrontare due conti si può ricostruire un anno di utilizzo: numero di prelievi fuori rete, bonifici, carte necessarie e giacenza media. Il risultato, insieme al canone applicabile dopo eventuali promozioni, può differire dall’ICC del profilo standard. È questa distanza dal proprio uso quotidiano che merita attenzione.