Autonomia differenziata, passa la risoluzione tra i no delle opposizioni

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato, nella seduta del 10 settembre, la Risoluzione sul percorso di attuazione dell’autonomia differenziata, con 48 voti favorevoli e 21 contrari. Il documento dà mandato alla Giunta di proseguire il negoziato con lo Stato, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, sui due schemi di intesa relativi a protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute.

Cosa prevede l’intesa

Il provvedimento attribuisce alla Regione poteri di ordinanza in deroga alle norme statali per le emergenze locali, validi fino a due anni, oltre alla possibilità di aprire contabilità speciali presso la Tesoreria dello Stato e di gestire in autonomia il reclutamento urgente del personale per la protezione civile. Sul fronte delle professioni, la Lombardia potrà disciplinare attività a forte legame territoriale, come la liuteria cremonese, restando escluse le professioni sanitarie e ordinistiche. In materia di previdenza, la Regione assumerà la rappresentanza negoziale per i propri dipendenti e per quelli del Servizio sanitario regionale, con la possibilità di promuovere fondi pensione dedicati. Sulla sanità, infine, la Lombardia potrà stabilire tariffe di rimborso differenti da quelle nazionali e gestire con maggiore flessibilità i fondi per il personale e per gli investimenti, nel rispetto dei Livelli essenziali di assistenza. Dopo il voto, l’intesa sarà trasmessa al Governo per la predisposizione del disegno di legge di approvazione da presentare alle Camere, in base all’articolo 2 della legge 86/2024.

Per il presidente della Regione Attilio Fontana si tratta di:

“un risultato storico perché è il primo varco per cercare di abbattere il centralismo dello Stato e porre le basi per una democratica riforma autonomista che possa dare ai territori la possibilità di gestire le risorse e dare risposte efficaci ai cittadini”.

Fontana ha anche difeso la tempistica del percorso, definendolo “un passaggio importante, perché la procedura è stata resa estremamente lunga e farraginosa, ma grazie al lavoro costante del ministro Calderoli siamo arrivati a un passo, direi, fondamentale”, esprimendo l’auspicio di arrivare all’approvazione definitiva prima della fine della legislatura.

Le critiche del PD

Duro il giudizio di Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio regionale e consigliere del Partito Democratico, secondo cui l’intesa rappresenta un’occasione mancata rispetto alla Risoluzione approvata quasi all’unanimità nel 2017, che chiedeva l’attribuzione dell’intero pacchetto di funzioni previsto dal Titolo V della Costituzione.

“Una montagna che non solo ha partorito un topolino, ma addirittura che sa di beffa, nel metodo e nel merito”, ha affermato Del Bono, definendo il nuovo accordo “qualcosa di completamente diverso: quattro sole materie e modeste funzioni trasferite”.

Il consigliere ha inoltre contestato l’assenza di risorse finanziarie:

“Siamo al nulla condito senza olio: senza risorse finanziarie e senza una vera legge sul federalismo fiscale, che era il punto qualificante del percorso avviato nel 2017. L’autonomia non può essere disgiunta dalle risorse necessarie a esercitare effettivamente le competenze trasferite”.

Su questa base, i consiglieri di centrosinistra hanno presentato un emendamento per una nuova istruttoria completa, corredata da valutazioni economico-finanziarie e dal confronto con enti locali e stakeholder, prima di ogni decisione definitiva; l’Aula ha inoltre respinto a maggioranza una questione pregiudiziale di legittimità costituzionale e statutaria presentata dai gruppi di minoranza, con cui si chiedeva di non trattare la Risoluzione.

Il sostegno della maggioranza

Compatta la maggioranza, che ha anche approvato un emendamento presentato da Matteo Forte, presidente della Commissione Affari Istituzionali, per rafforzare il coinvolgimento del Consiglio delle Autonomie Locali, di ANCI Lombardia, UPL e Città metropolitana nell’attuazione del percorso. Per Forte la Risoluzione “deve essere considerata soprattutto come un punto di partenza”, che affida alla Giunta “un mandato preciso per proseguire il confronto con lo Stato”.

Giovanni Malanchini, presidente della Commissione speciale Autonomia, ha parlato di:

“un percorso che, dopo tre anni e mezzo di lavoro, arriva al suo momento conclusivo”, rivendicando un lavoro condotto “nella massima trasparenza”.

Per Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia, il Governo:

“ha dimostrato di dare risposta alla Lombardia in modo concreto”, in linea con la richiesta arrivata dai cittadini lombardi “con un referendum” che ha avuto “un sostegno da parte di tutti”.

Le voci delle minoranze

Le opposizioni hanno parlato di “forzatura politica e procedurale che svuota completamente la sovranità e il ruolo di indirizzo del Consiglio regionale”, contestando la scelta di riattivare il confronto con il Governo sulla base di un atto del 2017 “ormai del tutto superato” e il ridimensionamento delle competenze “da ventitré a sole quattro materie”.

Sul fronte sanitario hanno inoltre segnalato “fortissime perplessità e profili di illegittimità nel rapporto tra LEA e LEP”. Per il capogruppo del Movimento 5 Stelle Nicola Di Marco:

“è stato seguito un metodo totalmente sbagliato”, che ha escluso enti locali e cittadini dal confronto, mentre nel merito “le materie a cui si fa riferimento probabilmente non vedranno mai la luce”.

Anche Lisa Noja, capogruppo di Azione, ha parlato di “un gran pasticcio” che rischia di “aumentare le differenze territoriali”, ribadendo che “il nostro è un no” perché sull’autonomia differenziata “le cose si fanno per bene e per il bene dei cittadini”.