Oggi, il problema non è soltanto andare in pensione. È trovare qualcuno a cui lasciare le chiavi della bottega, del laboratorio, dell’officina o della piccola azienda. In Piemonte quasi 20 mila imprenditori hanno almeno 70 anni e, mentre aumenta il numero di chi continua a lavorare ben oltre l’età pensionabile, diminuisce rapidamente quello dei giovani disposti – o messi nelle condizioni – di raccoglierne il testimone.
I numeri del dossier “Imprese senza ricambio” della Cna raccontano una trasformazione silenziosa, ma destinata a pesare parecchio sul futuro del sistema produttivo regionale. Sono 19.548 i titolari di imprese individuali piemontesi con almeno settant’anni, l’8,4% del totale. Nel 2014 erano 17.489: in un decennio se ne sono aggiunti più di duemila.
Nello stesso periodo è accaduto esattamente il contrario all’altro capo della piramide anagrafica. Le imprese giovanili sono scese da 45.305 a 36.530: 8.775 in meno, pari a un calo del 19,4%. Insomma, aumentano gli imprenditori anziani e diminuiscono quelli giovani. Una forbice che, se continuerà ad allargarsi, rischia di trasformare il ricambio generazionale da problema delle singole famiglie a questione strutturale dell’economia piemontese.
Il Piemonte, nel suo complesso, resta sotto la media italiana: gli ultrasettantenni rappresentano l’8,4% dei titolari contro il 10,7% nazionale. Ma dietro la media regionale si nascondono differenze provinciali marcate.
In testa c’è Asti, dove ha almeno settant’anni il 12,5% dei titolari d’impresa. Subito dietro Alessandria, con il 12,1%, e Cuneo, con l’11,8%: tutte e tre, dunque, sopra la media nazionale. Seguono Vercelli all’8,6%, Biella al 7,8%, Verbano-Cusio-Ossola al 7%, Torino al 6,5% e Novara al 6,1%.
«Il passaggio generazionale sta diventando una delle questioni centrali per il futuro del sistema produttivo piemontese», avverte il presidente di Cna Piemonte Giovanni Genovesio, noto imprenditore di Cavour. Il rischio, sottolinea, «è che a scomparire non siano soltanto imprese ormai fuori mercato. Possono chiudere attività sane semplicemente perché, arrivato il momento di farsi da parte, il titolare non trova nessuno disposto o in grado di continuare».
Così andremo a perdere un patrimonio di saperi: quando si abbassa definitivamente la serranda non sparisce soltanto una partita Iva, ma un mondo di conoscenze e savoir faire. «Oggi il passaggio generazionale deve diventare anche un incontro tra competenze diverse – spiega Genovesio -. La sfida non è scegliere tra tradizione e innovazione, ma riuscire a trasferire la prima dentro la seconda».
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