La Corte d’Assise di Milano ha assolto per totale incapacità di intendere e di volere l’84enne che a Castiraga Vidardo aveva soffocato la moglie invalida e poi tentato il suicidio. L’anziano, affetto da una grave forma depressiva, è stato sottoposto alla misura della libertà vigilata con obbligo di cure psichiatriche per 5 anni.
Uccise la moglie, assolto
Non era in grado di intendere e di volere quando, nel luglio del 2025, ha messo fine alla vita della moglie invalida prima di tentare di togliersi la vita. Per questo motivo l’84enne di Castiraga Vidardo è stato assolto dalla Corte d’Assise di Milano dall’accusa di omicidio volontario. Una decisione che segna un punto di svolta giudiziario in una drammatica vicenda di solitudine e sofferenza familiare che aveva profondamente scosso la piccola comunità del Lodigiano.
L’e-mail inviata alle pompe funebri
La tragedia si era consumata all’interno dell’abitazione della coppia, dove la donna, 79 anni, gravemente malata e bloccata su una sedia a rotelle, veniva assistita quotidianamente dal marito. A far scoprire l’accaduto era stata una sconcertante e disperata e-mail inviata dallo stesso anziano a un’impresa di pompe funebri locale. Nel messaggio, l’uomo chiedeva agli operatori di recarsi presso il suo indirizzo per recuperare due salme ed eseguire i relativi funerali.
Mettendosi subito in allarme, l’agenzia funebre aveva immediatamente contattato le forze dell’ordine. Quando i carabinieri e i sanitari del 118 sono giunti sul posto, hanno trovato l’anziana donna priva di vita, morta per soffocamento, mentre l’84enne si trovava in gravi condizioni a causa delle ferite riportate nel tentativo, fallito, di togliersi la vita.
Forte stato depressivo
Nel corso del dibattimento, la difesa dell’anziano ha presentato documentazione medica approfondita che attesta come l’uomo stesse attraversando un gravissimo e profondo stato depressivo al momento dei fatti, condizione per la quale era già sotto trattamento specialistico. Fin dalle prime fasi investigative, il pensionato ha sempre dichiarato di aver agito su richiesta della stessa consorte, stremata dalla patologia che la costringeva all’immobilità.
Incapace di intendere e di volere
Accogliendo le risultanze peritali sulla totale incapacità d’intendere e di volere al momento del gesto, la Corte d’Assise di Milano ha pronunciato la sentenza di assoluzione.
Pur non ritenendo il pensionato penalmente responsabile per vizio totale di mente, il Tribunale ha disposto nei suoi confronti la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di cinque anni. L’uomo dovrà seguire un percorso terapeutico obbligatorio, con visite ed esami mensili condotti dagli specialisti del servizio di salute mentale.
