Pomodoro da salsa, raccolta partita in anticipo in provincia di Mantova: rese in calo del 30%

La raccolta del pomodoro da salsa in Lombardia è partita con circa dieci giorni di anticipo a causa del grande caldo, con prime rese in calo del 10% e qualità comunque soddisfacente. Nel Mantovano, però, grandinate e trombe d’aria hanno causato perdite fino al 30%, mentre Coldiretti avverte dei rischi per i raccolti tardivi se l’ondata di calore continuerà.

Pomodoro da salsa, raccolta partita

È entrata nel vivo in Lombardia la raccolta del pomodoro da salsa, ma la stagione si presenta già segnata dal grande caldo. Le ondate di calore che stanno investendo la regione hanno infatti anticipato di circa dieci giorni l’avvio delle operazioni rispetto alla media degli ultimi anni, con i primi raccolti che mostrano già un calo quantitativo stimato intorno al 10%.

La fotografia arriva da Coldiretti Lombardia, che segnala una campagna in pieno svolgimento ma anche i primi effetti concreti delle temperature elevate sui campi. La qualità, almeno per ora, viene giudicata soddisfacente, ma il quadro resta condizionato dall’andamento climatico delle prossime settimane.

Caldo e siccità sotto osservazione

Il dato più evidente riguarda la precocità della raccolta. Il pomodoro da industria sta maturando prima del previsto, costringendo gli agricoltori a riorganizzare tempi e lavorazioni. Il problema, però, non è soltanto l’anticipo: le ripetute ondate di calore stanno già incidendo sulle rese.

Secondo Coldiretti Lombardia, sui primi raccolti si stima un calo del 10% rispetto alla media stagionale. Un dato che, pur in presenza di una qualità considerata buona, conferma la vulnerabilità di una coltura molto esposta agli sbalzi meteo e alle alte temperature.

Nel Mantovano perdite fino al 30%

Il quadro è ancora più critico in alcune aree del Mantovano, uno dei territori più vocati alla produzione di pomodoro in regione. Qui, oltre al caldo, hanno pesato anche episodi localizzati di grandinate e trombe d’aria che hanno causato danni ulteriori alle coltivazioni.

In questi casi, riferisce la Coldiretti regionale, le perdite produttive possono arrivare fino al 30%, sommandosi agli effetti già pesanti delle temperature elevate. Una situazione che conferma quanto il meteo estremo stia diventando un fattore strutturale anche per l’agricoltura lombarda.

I timori per i pomodori più tardivi

Le preoccupazioni maggiori riguardano però i frutti che dovranno ancora arrivare a maturazione. Se il grande caldo dovesse proseguire anche nelle prossime settimane, il rischio è quello di un calo produttivo più marcato.

Temperature troppo alte e prolungate, infatti, possono compromettere il processo di allegagione, impedendo ai fiori di trasformarsi in frutti. Un passaggio delicato che potrebbe avere conseguenze pesanti sul bilancio finale della campagna.

Il peso della coltura in Lombardia

In Lombardia il pomodoro da salsa è coltivato su circa 10mila ettari di terreno, concentrati per oltre il 70% tra le province di Mantova e Cremona. Si tratta di un comparto fondamentale per l’agricoltura regionale, sia per i volumi prodotti sia per il legame con l’industria di trasformazione.

A livello nazionale il settore ha un peso ancora più rilevante: coinvolge circa 7.000 aziende agricole, oltre 100 imprese di trasformazione e 10.000 addetti, su una superficie di circa 70.000 ettari coltivati. Il pomodoro è inoltre un simbolo della dieta mediterranea e della cucina italiana riconosciuta patrimonio Unesco.

L’origine del prodotto

Coldiretti richiama anche l’attenzione sul tema dell’origine del prodotto e sulle pratiche consentite dal codice doganale, che possono favorire il fenomeno della cosiddetta falsa italianità. Nel mirino, in particolare, ci sono i sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese e poi lavorati in Italia.

“Il pomodoro – conclude Coldiretti – è anche uno di quei prodotti colpiti dall’inganno della regola dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che permette di spacciare per italiano prodotti esteri che vengono sottoposti in Italia a semplici lavorazioni”.