L’export manifatturiero della provincia di Modena vale 17,9 miliardi di euro e, dopo un 2025 in tenuta, mostra un lieve calo dello 0,7% nei primi sei mesi del 2026.
Le esportazioni del modenese valgono quasi 18 miliardi di euro
MODENA – L’anno si è aperto con un calo del 4,6% nel primo trimestre, non completamente recuperato dal +3% del secondo trimestre 2026. È quanto emerge dall’indagine dell’ufficio studi Lapam Confartigianato sull’export della provincia modenese. I prodotti della meccanica rappresentano oltre la metà dei manufatti esportati: il loro valore rappresenta il 58,3% nel modenese.
La meccanica vale oltre 10 miliardi
L’export provinciale della meccanica vale 10,4 miliardi di euro, di cui 6 miliardi di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, in flessione dello 0,6% nel primo semestre 2026, e 4 miliardi di macchinari, in calo del 2,8%. Un contributo rilevante all’export arriva dai settori a maggior concentrazione di micro e piccole imprese: sono cioè quei settori, come alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo e biomedicale, in cui un’elevata presenza di micro e piccole imprese lavora in filiera contribuendo più o meno direttamente alla qualità del Made in Italy con le proprie maestranze.
Dalle piccole imprese 3,5 miliardi di euro
In Emilia-Romagna, infatti, un terzo delle micro e piccole imprese manifatturiere esporta direttamente o indirettamente sui mercati esteri i propri prodotti, confermando il trend di forte vocazione all’export. Complessivamente, l’export di questi settori vale 3,5 miliardi di euro a Modena. Nei primi sei mesi del 2026 l’export di micro e piccole imprese cresce dell’1,4% a Modena, in controtendenza rispetto al totale manifatturiero che segna un -0,7%, trainato dall’export di prodotti alimentari che cresce del 5,4%, mentre il comparto moda prosegue un trend in calo che dal 2021 ad oggi ha portato a dimezzarne i prodotti esportati, con un’ulteriore flessione del 9,6% rispetto ai primi 6 mesi del 2025.
I mercati
Il 52,2% delle merci modenesi è destinato a paesi extra europei, un mercato in calo del -1,1% nel primo semestre 2026, mentre il restante 47,8% della merce è diretta dentro i confini UE, area che mostra una migliore tenuta (-0,4%). Nel dettaglio, gli Stati Uniti sono il primo paese di destinazione dei manufatti modenesi, verso cui è diretto un terzo di tutto l’export extra-UE, in calo del 3,2% nel primo semestre 2026, mentre il flusso di merci verso il resto del mondo extra-UE rimane costante (-0,1%).
Calo della Germania
Preoccupa la frenata dei principali mercati verso cui esportano i settori a maggior presenza di micro e piccole imprese. Tra i principali paesi partner verso cui esportano i settori di micro e piccole imprese modenesi c’è la Germania che assorbe il 14,5% dell’export, seguita da Francia con un 13,9% e Stati Uniti con il 10,8%. L’export modenese di mpi verso la Germania cresce dell’1,1% nel primo semestre 2026, tuttavia è inferiore al +8,2% dell’anno 2025 e mostra un progressivo rallentamento dal quarto trimestre 2024 in poi. Particolarmente accentuato nel semestre è il calo della Moda che registra un -28,3%. L’export di mpi verso la Francia cresce segnando un +12,7% nel primo semestre 2026, tuttavia è in rallentamento rispetto al +20,3% del 2025. L’export di mpi verso gli Stati Uniti è in calo da inizio 2025, e in particolare segnava un -3,3% nei tre trimestri precedenti all’introduzione dei dazi che peggiora a -8% nei tre trimestri post dazi, dal quarto trimestre 2025 al secondo trimestre 2026.
Momento delicato
«Ci troviamo di fronte a un momento congiunturale delicato, in cui la storicità e la forza del nostro manifatturiero devono fare i conti con una fase di assestamento nei mercati esteri tradizionali e con marcate disparità tra i diversi comparti produttivi – afferma Daniele Mazzini, presidente Lapam Confartigianato –. Per tutelare la competitività del nostro tessuto industriale e impedire che la dipendenza dai mercati storici limiti il nostro potenziale, è indispensabile che il Governo metta in campo misure concrete di sostegno e incentivo all’export. Parallelamente all’azione governativa, le nostre aziende devono essere affiancate in un’azione decisa di diversificazione geografica, superando la forte concentrazione verso gli Stati Uniti e l’area dell’Unione Europea. Le nostre imprese possiedono il know-how e la qualità per vincere sui mercati globali, ma occorrono una regia istituzionale forte e strumenti adeguati per accompagnarle verso queste nuove frontiere».
