L’export manifatturiero della provincia di Reggio Emilia vale 13,1 miliardi di euro e, dopo un 2025 di crescita contenuta, si mostra avviato su un sentiero di ripresa, con il primo semestre 2026 che segna un +1,8%.
In ripresa l’export del reggiano: vale oltre 13 miliardi di euro
REGGIO EMILIA – È quanto emerge dall’indagine dell’ufficio studi Lapam Confartigianato sull’export della provincia reggiana. I prodotti della meccanica rappresentano oltre la metà dei manufatti esportati: il loro valore rappresenta il 52,3% nel reggiano. L’export provinciale della meccanica vale poco sotto i 7 miliardi di euro, di cui 4,7 miliardi in macchinari, in crescita dell’1,3% nei primi 6 mesi del 2026. Un contributo rilevante all’export arriva dai settori a maggior concentrazione di micro e piccole imprese: sono cioè quei settori, come alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo e biomedicale, in cui un’elevata presenza di micro e piccole imprese lavora in filiera contribuendo più o meno direttamente alla qualità del Made in Italy con le proprie maestranze.
Mercati esteri
In Emilia-Romagna, infatti, un terzo delle micro e piccole imprese manifatturiere esporta direttamente o indirettamente sui mercati esteri i propri prodotti, confermando il trend di forte vocazione all’export. Complessivamente, l’export di questi settori vale 4 miliardi di euro a Reggio Emilia. Nei primi sei mesi del 2026 l’export dei settori di micro e piccole imprese a Reggio Emilia cresce del 2,3% nei primi 6 mesi del 2026, facendo meglio del totale manifatturiero che si attesta a un +1,8%, grazie alla crescita di Alimentare (+3,2%) e Prodotti in metallo (+15,6%) che compensano la lieve flessione della Moda (-0,8%).L’export reggiano è più concentrato verso il mercato interno dell’Unione Europea, verso cui è diretto il 60,0% delle merci, in crescita del 5,3% nel semestre, mentre l’export manifatturiero verso il resto del mondo vede una flessione del 3,4%, aggravata dal -10,7% degli Stati Uniti, verso cui è diretto un quarto delle merci destinate al mercato extra-UE.
Un freno
Preoccupa la frenata dei principali mercati verso cui esportano i settori a maggior presenza di micro e piccole imprese. Tra i principali paesi partner verso cui esportano i settori di micro e piccole imprese reggiane, la Germania assorbe il 15% dell’export, seguita dalla Francia con l’11,9%, mentre molto più marginali sono gli Stati Uniti con un 5,6%. L’export reggiano di micro e piccole imprese verso la Germania cala del 4,2% nel primo semestre 2026, facendo peggio del +1,6% dell’anno 2025, con un progressivo rallentamento dal terzo trimestre 2024 in poi.
In calo moda e alimentare
In calo nel semestre sia Moda, che segna un -2,7%, che Alimentare, con un -14,2%, non compensate dal +3,8% dei Prodotti in metallo. L’export delle micro e piccole imprese reggiane verso la Francia cresce dell’1% nel primo semestre 2026, in rallentamento rispetto al +4,6% del 2025, con un calo della Moda del 2,4% compensato da Alimentare che segna un +11,8% e Prodotti in metallo con un +7,8%. L’export di micro e piccole realtà verso gli Stati Uniti è in rallentamento da fine 2024, e in particolare segnava un +11,6% nei tre trimestri precedenti all’introduzione dei dazi (dal primo al terzo trimestre 2025) e crolla a -7,8% nei tre trimestri post dazi (dal quarto trimestre 2025 al secondo trimestre 2026).
Momento delicato
«Ci troviamo di fronte a un momento congiunturale delicato, in cui la storicità e la forza del nostro manifatturiero devono fare i conti con una fase di assestamento nei mercati esteri tradizionali e con marcate disparità tra i diversi comparti produttivi – afferma Daniele Mazzini, presidente Lapam Confartigianato –. Per tutelare la competitività del nostro tessuto industriale e impedire che la dipendenza dai mercati storici limiti il nostro potenziale, è indispensabile che il Governo metta in campo misure concrete di sostegno e incentivo all’export. Parallelamente all’azione governativa, le nostre aziende devono essere affiancate in un’azione decisa di diversificazione geografica, superando la forte concentrazione verso gli Stati Uniti e l’area dell’Unione Europea. Le nostre imprese possiedono il know-how e la qualità per vincere sui mercati globali, ma occorrono una regia istituzionale forte e strumenti adeguati per accompagnarle verso queste nuove frontiere».
