FdI all’attacco del nuovo centro islamico: «Verificare sicurezza e finanziamenti»

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FdI all’attacco del nuovo centro islamico: «Verificare sicurezza e finanziamenti»

L’interrogazione

Chi ha paura del centro islamico? È la domanda che accompagna il dibattito di questi giorni a Cuorgnè, dove l’imminente apertura del nuovo Centro culturale islamico «Nour El Muhammadi» ha portato la vicenda fino alla Camera dei deputati. L’inaugurazione è in programma sabato 31 ottobre, alle 15, nella sede di viale Italo Rossi 15. Intanto, il 13 ottobre, le parlamentari di Fratelli d’Italia Sara Kelany e Augusta Montaruli hanno presentato un’interrogazione al Governo, chiedendo ai ministri dell’Interno, Matteo Piantedosi, e dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, chiarimenti sulla regolarità dei locali, sulle condizioni di sicurezza e sulla tracciabilità dei finanziamenti, compresi quelli provenienti dall’estero, della «nuova moschea del Canavese».

Le richieste al Governo

«Nell’ottobre 2025 – scrivono le deputate  – la struttura non sarebbe risultata formalmente destinata al culto e non sarebbero state individuate, nelle precedenti fasi di autorizzazione, richieste ufficiali di cambio di destinazione d’uso». Inoltre «la comunità islamica locale sarebbe collegata alla Confederazione islamica italiana, la stessa organizzazione coinvolta nel progetto di realizzazione del complesso religioso nell’area dell’ex Fonderia Nebiolo, a Torino, per il quale è previsto un investimento di circa 17 milioni di euro». L’interrogazione chiede pertanto verifiche sul «rispetto delle norme in materia di agibilità, sicurezza e prevenzione incendi» e iniziative per assicurare «la totale trasparenza e tracciabilità dei finanziamenti, anche esteri, ricevuti dal centro culturale islamico». 

La storia

La storia dell’edificio affonda le sue radici nel 2013, quando la struttura, allora adibita a carrozzeria, venne acquistata dalla comunità musulmana con il sogno di farne una casa per la propria comunità. All’epoca l’ipotesi di una sede islamica aveva suscitato discussioni e forti reazioni, soprattutto sui social. Negli anni successivi, mentre le polemiche si affievolivano, i lavori sono proseguiti sottotraccia, interessando il consolidamento della struttura e il recupero degli spazi interni. Il nuovo Centro, che punta a essere un punto di riferimento anche per le famiglie dei paesi vicini, sarà – secondo gli auspici dei responsabili – una «struttura destinata a essere uno spazio di raccoglimento, dialogo e unione per tutta la comunità». Accanto ai momenti religiosi, la sede ospiterà attività educative e formative, iniziative rivolte ai più giovani e alle loro famiglie, oltre a occasioni di confronto con la comunità cuorgnatese.