Fake news, Lecco fa i conti con il 20 ottobre: «Chi sbaglia deve pagare»

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Paura, psicosi, fake news, comunicazione istituzionale, sicurezza e danni economici. Sono stati questi i temi al centro della discussione sviluppatasi nella serata di ieri, lunedì 26 ottobre 2026,  durante il Consiglio comunale di Lecco, inevitabilmente segnato dalla giornata surreale vissuta dalla città martedì 20 ottobre 2026, quando il timore di una replica di quanto accaduto a Milano ha alimentato allarmismo e preoccupazione.

Se da un lato è arrivato un ringraziamento unanime e trasversale alle forze dell’ordine per il lavoro svolto, dall’altro la gestione della vicenda ha sollevato interrogativi e critiche, soprattutto da parte delle minoranze. Al centro del confronto, in particolare, la comunicazione istituzionale, l’assenza di un messaggio ufficiale alla cittadinanza e le conseguenze concrete di notizie rivelatesi infondate: circa 3.300 studenti sono rimasti a casa e diversi negozi hanno abbassato le saracinesche.

Fake news, Lecco fa i conti con il 20 ottobre: «Chi sbaglia deve pagare»

A intervenire sul tema è stato l’assessore al Commercio e alla Polizia locale Marco Caterisano. «Se ci sono stati problemi sul fronte della comunicazione, me ne assumo la piena responsabilità –  ha dichiarato  – In sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza, al quale ho partecipato (era presente anche il vicecomandante della Polizia locale)  convocato dal prefetto nella giornata di lunedì, è stato stabilito che la gestione della comunicazione fosse interamente in mano alla Prefettura, e così è stato fatto. Quello che è successo martedì era del tutto imprevedibile e la situazione è degenerata in due giorni».

Una spiegazione che non ha dissipato i dubbi delle minoranze. Il consigliere di Avs Emanuele Manzoni ha contestato soprattutto la mancanza di un intervento pubblico del Comune per invitare la cittadinanza alla calma, sottolineando anche i rischi legati alle iniziative di chi ha deciso di scendere in strada autonomamente.

«Non c’è stato da parte del Comune un invito ufficiale alla calma. Questo è stato un elemento negativo per Lecco, così come lo è stato il comportamento di chi è sceso in piazza arrogandosi il diritto di ergersi a paladino della città. Questo compito spetta esclusivamente alle forze dell’ordine».

Manzoni ha quindi attribuito parte delle responsabilità di quanto accaduto alla mancata iniziativa di Palazzo Bovara: «Quanto accaduto è stato possibile anche perché l’Amministrazione non è intervenuta. Non vogliamo che una situazione simile si ripeta».

 

Di segno diverso la posizione espressa dai banchi della maggioranza, che ha difeso l’operato del sindaco Filippo Boscagli e della Giunta, richiamando sia gli interventi già avviati sul territorio sia la necessità di investire maggiormente sull’educazione dei giovani.

Massimo Gironi, della civica Boscagli, ha rivendicato l’impegno dell’Amministrazione, soffermandosi in particolare sul ruolo degli educatori di strada. «Rivendico con forza che, come maggioranza, stiamo facendo tutto il possibile. Non stiamo a guardare: abbiamo attivato gli educatori di strada. Molti ragazzi non trasmettono il rispetto delle regole perché spesso nessuno si è fermato a spiegarle loro». Per Gironi, la prevenzione deve partire dalla scuola e dall’educazione civica, così da rafforzare nei più giovani il senso di comunità e di appartenenza. «Dobbiamo muoverci in anticipo fin dalle primarie, per insegnare ai bambini il senso di comunità e l’attaccamento al nostro Paese. Rischiamo di smarrire l’orgoglio e il senso di appartenenza alla patria. L’inno di Mameli deve essere cantato abitualmente».

A difesa dell’operato della Giunta è intervenuta anche Maria Cristina Giovanna Scalia, di Fratelli d’Italia, che ha respinto l’idea di un’Amministrazione assente durante la giornata del 20 ottobre, rivendicando la collaborazione con le forze dell’ordine e la presenza degli amministratori nelle aree più delicate della città.

«La minaccia di una replica di quanto accaduto a Milano è stata gestita con il massimo sforzo sul piano dell’unità istituzionale e in collaborazione con le forze dell’ordine» – ha affermato – L’Amministrazione non è rimasta fuori dai radar: martedì 20 ottobre, dalle 7.30 e per tutta la giornata, il sindaco e gli assessori sono stati presenti nelle zone nevralgiche della città. Bisogna distinguere tra le responsabilità delle istituzioni e la ricerca del consenso. Di fronte a minacce anonime, la risposta non può essere un comunicato a effetto, ma la presenza sul territorio, anche per evitare allarmismi e fenomeni di emulazione».

Resta, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, il problema della diffusione di notizie false e delle ripercussioni sulla vita quotidiana. «Le fake news hanno paralizzato la vita quotidiana, con metà degli studenti rimasti a casa. Il presidio del territorio è una priorità, ma ciascuno ha anche una responsabilità individuale nella verifica delle fonti».

Proprio le conseguenze concrete della vicenda hanno portato Paolo Fiocchi, esponente di Futuro Nazionale, a proporre un’iniziativa sul piano legale. La diffusione delle fake news, infatti, non ha prodotto soltanto paura e preoccupazione, ma ha avuto ripercussioni sull’attività scolastica e commerciale, con circa 3.300 studenti rimasti a casa e diversi esercizi chiusi. Fiocchi ha proposto che il Comune presenti una denuncia contro ignoti per procurato allarme, coinvolgendo anche i commercianti che hanno subito le conseguenze economiche di quanto accaduto.

«È importante dimostrare che il Comune di Lecco non accetta comportamenti di questo tipo: chi sbaglia deve pagare», ha dichiarato, chiedendo che alle parole seguano iniziative concrete per individuare eventuali responsabilità.

Intanto, le indagini delle forze dell’ordine proseguono. Ed è proprio sul fronte della sicurezza digitale che si è concentrato l’intervento di Gerolamo Fazzini, di Fattore Lecco, che ha criticato la comunicazione dell’Amministrazione, indicando al tempo stesso una possibile risposta strutturale per il territorio: rafforzare il presidio della Polizia postale. «È preoccupante quanto accaduto. L’Amministrazione non ha fornito tutte le informazioni che ci aspettavamo e la comunicazione istituzionale è stata insufficiente. Tuttavia, questa vicenda ci ha fatto comprendere quanto sia importante presidiare il mondo digitale».

Fazzini ha quindi ricordato che la provincia di Lecco è, secondo quanto riferito nel suo intervento, una delle tre province lombarde a non avere una sede della Polizia postale. Da qui la richiesta rivolta direttamente al sindaco: «Chiedo al sindaco di farsi promotore di un appello affinché venga attivato anche sul nostro territorio un presidio di questo servizio».