Notte di follia e degrado: baby gang sporca e devasta piazzale Buonarroti

Cocci di vaso sparsi sull’asfalto, una sedia di plastica capovolta in mezzo alla carreggiata, sacchetti dell’immondizia strappati e lanciati sotto il porticato: è questo lo scenario che gli abitanti delle Betulle, in piazzale Michelangelo Buonarroti a Leini, nel tratto compreso tra il civico 7 e il civico 9, hanno trovato sabato mattina uscendo di casa.

Notte di follia e degrado: baby gang sporca e devasta piazzale Buonarroti

Nella notte tra venerdì e sabato scorsi un gruppo di giovani, il cui numero esatto non è stato accertato, ha attraversato la zona lasciando dietro di sé un piccolo disastro: cestini divelti, vasi da fiori rovesciati e in parte mandati in frantumi, rifiuti sparsi lungo il marciapiede e la strada. Svegliati dagli schiamazzi, alcuni residenti hanno allertato la Polizia Locale e i Carabinieri, che nelle ore successive hanno raccolto le prime informazioni sull’accaduto. Al mattino sono entrati in azione gli operatori ecologici e il mezzo spazzatrice dell’Amiat, che hanno ripulito l’area restituendo in poco tempo un aspetto ordinario a un angolo che, per una notte, si era trasformato in un piccolo campo di battaglia. A conti fatti, i danni si sono limitati all’arredo urbano: le attività commerciali della zona non hanno subito conseguenze. Al di là del disagio materiale, presto risolto, resta la domanda che da tempo circola tra i leinicesi che, in più angoli cittadini, devono far fronte a scorribande simili: cosa spinge gruppi di adolescenti a sfogare le loro energie in questo modo? «Sarebbe importante che la forza di questi giovani venisse incanalata in qualcosa di utile, magari nello sport – osserva un abitante della zona. Servirebbe un patto sociale tra tutte le realtà associative, religiose e politiche del territorio, capace di offrire loro occasioni concrete, perché oggi anche fare dello sport è diventato un lusso: tante famiglie non riescono più a sostenere rette e iscrizioni. Qualcosa va fatto, altrimenti continueremo a lamentarci di episodi come questo, che nascono da noia e frustrazione. Questi ragazzi non vanno emarginati, vanno coinvolti nella vita del paese. E invece, troppo spesso, sembrano lasciati soli a loro stessi perché Leini sembra non offrire nulla di interessante per molti di loro». E non mancano, in Italia, esperienze virtuose che hanno introdotto progetti volti a rispondere proprio a questo appello. A Cavriago, in Emilia-Romagna, il percorso “Dad Generation”; nel Monzese, la rete “Get Up” porta educatori direttamente nei luoghi di ritrovo informali dei giovan e a Messina, il progetto “Terzo Tempo” ha restituito alla città un impianto sportivo aperto a giovani e famiglie in difficoltà