“Chi sceglie la libertà non può essere lasciato solo”: il Pd ricorda Denise Cosco e sua madre, Lea Garofalo

Il Circolo del Partito Democratico di Desio esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, “una donna che ebbe il coraggio di ribellarsi alla ’Ndrangheta, di denunciare e di scegliere la libertà, pagando un prezzo altissimo per quella scelta”.

Nel ricordare Denise Cosco e Lea Garofalo il Pd chiede di non limitarsi al dolore e alla memoria

Nel ricordare Denise, il Pd sottolinea che “non possiamo però limitarci al dolore e alla memoria. La sua storia ci impone una riflessione più profonda. Chi trova la forza di rompere il silenzio e di opporsi alle mafie non deve essere lasciato solo. Troppo spesso le persone che denunciano, che si ribellano e che decidono di sottrarsi al potere mafioso finiscono per vivere una condizione di isolamento: vengono allontanate dai propri ambienti, private di relazioni, esposte a incomprensioni e talvolta persino guardate con diffidenza. È una solitudine che può diventare devastante, soprattutto quando a subirla sono donne e giovani che hanno già pagato un prezzo enorme per le proprie scelte”.

L’impegno per la lotta alla ‘Ndrangheta

Per il Partito Democratico “la lotta alla ’Ndrangheta non può essere delegata al coraggio delle vittime. Le istituzioni, la politica e la società civile hanno il dovere di costruire intorno a chi denuncia una rete concreta di protezione, solidarietà e vicinanza. Perché denunciare deve significare trovare una comunità al proprio fianco, non ritrovarsi soli”. La storia di Lea e di Denise, proseguono gli esponenti del Pd, “ci ricorda dunque una responsabilità precisa: non basta celebrare il coraggio dopo che è stato pagato un prezzo altissimo. Dobbiamo essere capaci di sostenere quel coraggio mentre viene esercitato”. Nel rendere omaggio a Denise, “il nostro impegno è anche questo: non dimenticare, non voltarsi dall’altra parte e contribuire a costruire una comunità nella quale chi sceglie la libertà e la legalità possa sentirsi, davvero, meno solo. La memoria deve diventare responsabilità”.