Il primo descrive un modo di arredare che punta a ridurre tutto all’essenziale: uno stile un po’ alla FIAM o alla Meridiani, per citare due realtà italiane. Il secondo, è il suo opposto: più oggetti, più colori, più stratificazione visiva: i mobili di Acerbis, Poltrona Frau, Moroso possono incarnare meglio questo stile. Due filosofie che vengono raccontate come inconciliabili, ma che nella pratica delle case convivono più spesso di quanto si pensi. Un dettaglio che aiuta a inquadrare il vero nodo della questione: più che di quantità di oggetti, la scelta tra i due generi riguarda il criterio con cui li si sceglie.
Da dove arriva il minimalismo e perché piace di nuovo
Il minimalismo come lo intendiamo oggi affonda le sue radici nell’architettura giapponese e in quella scandinava del Novecento, due tradizioni che per motivi diversi (la ristrettezza degli spazi, in un caso; la ricerca di luce e funzionalità, nell’altro) hanno fatto della sottrazione una regola quasi obbligata. Questo modo di arredare si riconosce da alcuni segnali ben precisi: pochi colori, spesso neutri; superfici sgombre; mobili dalle linee pulite; e soprattutto pezzi che, anche da soli, riescono a reggere l’intera stanza.
In Italia, questo principio del “meno ma meglio” (less is more) ha attraversato anche il lavoro di designer lontani dagli ambienti più blasonati del design: Enrico Baleri, nato ad Albino, in provincia di Bergamo, ha costruito parte della sua carriera proprio intorno all’idea di un oggetto non appariscente, capace di durare nel tempo senza bisogno di decorazioni superflue.
Il massimalismo spiegato: origine, regole, come riconoscerlo
Il massimalismo nasce quasi come contromossa, una risposta a decenni di case tutte uguali, bianche e ordinate secondo lo stesso manuale. Le sue radici affondano più nel gusto barocco e vittoriano che in una singola corrente contemporanea: ambienti pieni di oggetti, stampe, colori decisi, epoche diverse mescolate nella stessa stanza.
Si riconosce facilmente perché rifiuta la simmetria e la ripetizione: un divano a fiori può convivere con un tappeto geometrico, una libreria può traboccare di libri e ninnoli, le pareti si riempiono di quadri appesi senza seguire un ordine preciso. La differenza tra un massimalismo riuscito e una casa semplicemente disordinata sta in un filo conduttore che tiene insieme tutto, che sia un colore ricorrente o un tema.
Tra minimalismo e massimalismo, come si arreda ora in Italia
Se il tema torna a galla proprio adesso, un motivo c’è: sui social gli stili opposti finiscono spesso nello stesso feed, uno dopo l’altro, e il confronto diventa quasi automatico. C’entra anche una questione più pratica. Chi ristruttura oggi, che sia un appartamento in centro o un rustico tra le valli bergamasche, spesso deve decidere in fretta e con un budget limitato, il che spinge verso scelte nette più che verso vie di mezzo. Non a caso il brand di Grumello del Monte, Alias, viene ricordato proprio per aver fatto del design essenziale il tratto distintivo dei propri mobili, specialmente grazie alle storiche collaborazioni con i maestri Alberto Meda e Vico Magistretti.
Come capire qual è lo stile più adatto alla propria casa
Nella pratica, la scelta dipende più dal tipo di abitazione che dal gusto personale. In una casa a ballatoio del centro storico, con soffitti bassi e stanze piccole, il minimalismo alleggerisce visivamente lo spazio; in un condominio degli anni Settanta della periferia, con ambienti più regolari e meno vincoli architettonici, il massimalismo ha più margine per esprimersi senza risultare soffocante. Anche la luce naturale conta: gli ambienti più bui tendono a beneficiare di un arredo essenziale, mentre le stanze molto luminose reggono meglio la stratificazione di colori e oggetti.
Tra i due estremi, si sta facendo strada anche una via di mezzo: pochi pezzi, ma scelti apposta per occupare la scena da soli, senza bisogno di essere circondati da altro per avere un impatto. Più che una tendenza a sé, sembra essere il modo in cui la maggior parte delle case viene arredata davvero, al netto delle etichette.
