Carcere Vercelli invivibile per il caldo. L’allarme in tutto il Piemonte per agenti, personale, detenuti e detenuti

L’attacco diretto di Piero Luca Oddo, garante comunali dei Detenuti di Vercelli, sulle condizioni della Casa Circondariale di Vercelli in questo periodo di insopportabili ondate di calore, ha trovato vasta eco in tutto il Piemonte.
I Garanti dell’intera regione hanno diffuso un comunicato in cui si stigmatizza una situazione letteralmente esplosiva.
Ecco il testo integrale del comunicato…

Le temperature eccezionalmente elevate di questi giorni stanno rendendo ancora più drammatiche le condizioni di vita all’interno degli istituti penitenziari piemontesi, aggravando una situazione già fortemente compromessa dal sovraffollamento e dalle criticità strutturali
che caratterizzano molti istituti penitenziari italiani. Come Garanti territoriali dei diritti delle persone private della libertà personale riteniamo doveroso richiamare l’attenzione delle Direzioni degli istituti penitenziari, del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, del Ministero della Giustizia e delle Autorità sanitarie sulla necessità di
adottare con urgenza misure straordinarie per fronteggiare un’emergenza che incide direttamente sul diritto alla salute e sulla dignità delle persone detenute e di chi quotidianamente lavora negli istituti.
Le strutture penitenziarie, nella maggior parte dei casi realizzate con grandi superfici in cemento, acciaio e asfalto, prive di adeguati sistemi di isolamento termico e spesso caratterizzate dalla quasi totale assenza di aree verdi, si trasformano durante l’estate in ambienti soffocanti e insalubri. Il calore accumulato nelle ore diurne permane anche durante la notte, rendendo estremamente difficoltoso anche il riposo e il recupero psico-fisico.
La presenza di ventilatori, laddove consentiti e disponibili, rappresenta certamente un parziale sollievo, ma non è sufficiente a garantire condizioni di vivibilità accettabili. In molti casi, inoltre, la loro disponibilità dipende dalle possibilità economiche delle persone detenute
e delle loro famiglie, determinando ulteriori disuguaglianze. A questa situazione si aggiungono criticità che il periodo estivo rende ancora più evidenti. In numerosi istituti le celle sono ancora prive di doccia e l’accesso ai locali docce comuni è limitato a specifiche fasce orarie, impedendo alle persone detenute di rinfrescarsi quando le temperature raggiungono livelli particolarmente elevati. Anche la permanenza all’aria aperta, quando prevista nelle ore centrali della giornata, rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di sofferenza, poiché molti cortili passeggio sono interamente in cemento, privi di vegetazione e dotati soltanto di modeste tettoie, del tutto insufficienti a proteggere dal caldo intenso (in alcuni casi la presenza di ventilatori nei passeggi allevia parzialmente il disagio).
Le condizioni risultano ancora più gravose per coloro che, in ragione del circuito detentivo di appartenenza o della limitata offerta di attività trattamentali, trascorrono gran parte della giornata chiusi nelle proprie celle, con possibilità estremamente ridotte di accedere a spazi
comuni più arieggiati o ad attività esterne. Particolare preoccupazione desta la condizione delle persone anziane, dei detenuti affetti
da patologie cardiovascolari, respiratorie o croniche e di tutti coloro che presentano condizioni di particolare fragilità, per i quali l’esposizione prolungata a temperature elevate può determinare conseguenze sanitarie anche molto gravi.
L’emergenza riguarda anche il personale della Polizia Penitenziaria, gli educatori (Funzionari Giuridico Pedagogici), gli operatori sanitari, e tutto il personale che presta servizio negli istituti, costretto a lavorare per molte ore in ambienti caratterizzati da temperature spesso insostenibili, con inevitabili ripercussioni sulla salute, sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza complessiva degli istituti.
Tali preoccupazioni si inseriscono in un quadro regionale nel quale il sovraffollamento ha ormai raggiunto circa il 120% della capienza regolamentare, aggravando ulteriormente condizioni detentive già fortemente compromesse.
Nei giorni scorsi il portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali dei detenuti, Samuele Ciambriello, ha efficacemente definito questa estate «una seconda pena», denunciando carceri costruite in cemento e asfalto, prive di aree verdi, interessate da un sovraffollamento ormai strutturale e da temperature che mettono seriamente a rischio soprattutto le persone anziane e quelle affette da patologie cardiovascolari. Parole che descrivono una realtà che riscontriamo quotidianamente anche negli istituti piemontesi.
L’emergenza climatica impone ormai una riflessione strutturale sul sistema penitenziario italiano. Le ondate di calore non rappresentano più eventi eccezionali ma fenomeni ricorrenti, ai quali occorre rispondere con interventi permanenti di riqualificazione edilizia,
efficientamento energetico e miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro negli istituti. Garantire condizioni detentive rispettose della dignità umana non significa attenuare la funzione della pena, ma dare piena attuazione all’articolo 27 della Costituzione, che vieta
trattamenti contrari al senso di umanità e impone che la pena sia orientata alla rieducazione della persona. Allo stesso modo, è necessario assicurare al personale della Polizia Penitenziaria e a tutti gli operatori penitenziari condizioni di lavoro sicure, salubri e dignitose
anche durante i mesi estivi.
Per questo rivolgiamo un appello alle istituzioni competenti affinché siano adottati con la massima tempestività tutti gli interventi organizzativi e gestionali possibili tra cui: ampliamento degli orari di accesso alle docce, piena disponibilità di acqua potabile fresca,
agevolazione nell’utilizzo dei ventilatori, rimodulazione degli orari delle attività e della permanenza all’aria aperta nelle giornate più calde, particolare attenzione alle persone maggiormente fragili e, ove possibile, una più ampia permanenza fuori dalla cella per coloro
che oggi vi trascorrono gran parte della giornata.
I Garanti territoriali continueranno a monitorare con attenzione l’evoluzione della situazione negli istituti del territorio regionale, mantenendo un costante confronto con tutte le istituzioni competenti affinché siano adottate, con la necessaria tempestività, tutte le misure utili a tutelare il diritto alla salute, la dignità delle persone detenute e le condizioni di lavoro del personale penitenziario.

I Garanti territoriali 
Domenico Massano, Asti;
Silvia Coscia, Alessandria;
Paolo Allemano, Saluzzo;
Silvia Magistrini, Verbania;
Raffaele Orso Giacone, Ivrea;
Alberto Valmaggia, Cuneo;
Pietro Luca Oddo, Vercelli;
Nathalie Pisano, Novara;
Emilio De Vitto, Alba;
Diletta Berardinelli, Torino