È notizia di ieri (30 giugno) che la Juventus (20 milioni) e la Fiorentina (6 milioni) si sono prese sanzioni pecuniarie dalla Uefa per il mancato rispetto di alcuni paletti e obblighi legati agli introiti (i bianconeri) e al superamento della soglia concessa che fissa nel 70 per cento massimo il rapporto tra costo della rosa e totale.
Ci sono tante altre squadre coinvolte nel provvedimento, dalle big inglesi come Chelsea e Newcastle a realtà più piccole come Nizza, Astana e Partizan Belgrado. In tutto si parla di 14 società.
Tra le righe del comunicato firmato dalla Prima Camera dell’Organo di controllo finanziario dei club (Cfcb) si parla anche di accordi transattivi, di verifiche che saranno fatte nei prossimi tre anni, di limitazioni al mercato e alla rosa. Tutte questioni già note in passato e anche attualissime per alcune società, tipo la Roma: i giallorossi avrebbero dovuto fare cessioni per qualche decina di milioni di euro entro la fine di giugno per chiudere le proprie pendenze, ma non lo ha fatto. E non è successo nulla. Come sempre (o quasi).
Questi controlli sono certamente complessi, le sanzioni che vengono inflitte (anche il Marsiglia è da poco stato punito) riempiono i giornali con numeri importanti, ma all’atto pratico, fino a quando non si arriva a una situazione di gravità perpetrata nel tempo e con mancanze davvero rilevanti, succede che chi è sotto controllo o in una situazione di disavanzo gestisce tutto accettando la prossima multa e facendo i conti con quante possibilità ha di assorbirne l’entità rispetto a quella di fare mercato.
Tradotto in parole molto semplici: se ho 20 milioni di multa da pagare e mi danno tre anni per tornare nel perimetro del regolamento, continuo a fare acquisti che non potrei fare (perché i conti non me lo permettono) ragionando sulla prossima sanzione che mi infliggeranno e sperando nel frattempo di qualificarmi magari alla Champions League, che garantisce enormi entrate.
Insomma, chi ha debiti, ma pure forza economica, tiene conto dei regolamenti e gioca a scacchi per stare sempre in bilico. Peccato che basterebbe rispettarli, quei regolamenti. E tutto questo va a scapito di club come l’Atalanta, che invece quei paletti li rispettano. Così non va bene.
